The Real McCoy

11 12 2005

Oggi è domenica. La domenica, che strano giorno. Ultimamente mi ritrovo con una certa puntualità a fare acquisti in quantità industriale di cd, con grande gioia delle case discografiche che non fanno altro che lamentarsi della crisi dell’industria del disco.

Il file sharing è il loro grande nemico. Bah! Credo di non aver mai comprato tanti dischi come da quando il download smodato, preciso e mirato mi ha fatto scoprire tanta di quella musica eccellente di cui non sospettavo neanche l’esistenza. Tra gli acquisti di oggi annovero:

  • The Real McCoy (McCoy Tyner)
  • Ahmad’s Blues (Ahmad Jamal)
  • Moon Beams (The Bill Evans Trio)
  • Alone in San Francisco (Thelonious Monk)
  • Café Montmartre (Stan Getz)
  • Lennie Tristano (Lennie Tristano)
  • Art Pepper meets The Rhythm Section

Tutti dischi che avrei sempre voluto comprare e che, per un motivo o per un altro, non sono mai finiti nella mia collezione personale.

The Real McCoy

In questo momento sto ascoltando The Real McCoy: un album registrato nel 1967, elemento importante perché manda in frantumi la mia teoria sulla timeline. Sono sempre stato convinto che acquistare un disco di jazz registrato successivamente al 1962/63 fosse un azzardo per l’orecchio ed il portafogli. Questo disco, fresco come fosse stato suonato ieri, mi fa riconsiderare l’arco temporale entro cui si può essere abbastanza sicuri di trovare materiale degno di considerazione.

Il disco si apre con un brano tanto trascinante che quasi viene voglia di ballare. Il titolo del pezzo è, non a caso, Passion Dance. Joe Henderson si cimenta in un paio di assoli molto coinvolgenti e McCoy raccoglie l’energia del tenore di Henderson aprendo un improvvisazione modale basata principalmente sull’uso di accordi di quarta (com’è nel suo stile).

Il resto del disco è di ottimo livello. Tutte le composizioni sono di Tyner e la poderosa band contribuisce all’atmosfera a volte sognante delle ballad, altre volte prettamente energica dei pezzi più duri. La batteria di Elvin Jones è stata per lunghi anni strumento portante del pianismo di Tyner quando erano a fianco di John Coltrane nel famoso quartetto con Jimmy Garrison. Il contrabbasso di Ron Carter è una garanzia, se vogliamo, inutile anche solo da descrivere tanto brillante è stata la carriera di quest’uomo per anni spalla portante di tanti gruppi.

Se riesco, spero nei prossimi giorni di scrivere qualche riga anche sugli altri album. Nel frattempo credo che The Real McCoy sarà in heavy rotation sul piatto del lettore cd.


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