Cedar Walton: Naima

29 07 2007

Una delle composizioni più famose di John Coltrane, interpretata dalla band del pianista Cedar Walton dal vivo ad Umbria Jazz nel 1976. Al tenore uno splendido George Coleman.  Completano la formazione Sam Jones al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria.

Il video è spezzato in due parti consecutive. Nella prima abbiamo l’esposizione del tema e l’improvvisazione di George Coleman. Nella seconda parte abbiamo l’improvvisazione di Walton e la chiusura sul tema.





John Coltrane, Stan Getz: Rifftide

28 07 2007

Ok, è vero, è da un bel po’ di tempo che non scrivo più niente qui. Ma questo naturalmente fa solo bene a voi ed alle vostre sinapsi.

Ho deciso che nei prossimi giorni pubblicherò un po’ di video jazz che ho raccolto negli ultimi tempi. Ogni tanto qualcuno mi chiede cosa potrebbe ascoltare per avvicinarsi al jazz. La risposta naturalmente è lunga e complicata ma, se dovessi darvi il mio personale punto di vista, direi che, ad ascoltare tutto ciò che nel mondo del jazz è stato registrato prima del 17 luglio 1967 è difficile sbagliare.

Perché proprio questa data? Ma perché è la data in cui il buon John Coltrane ci ha lasciati per continuare la sua sperimentazione in un altri luoghi dove, ahimé, non possiamo più ascoltarlo. Non che la musica dopo la scomparsa di Coltrane sia morta, tutt’altro. Solo che Coltrane è stato uno spartiacque esemplare. Dopo di lui ci sono stati blandi tentativi di portare il jazz in luoghi nuovi e sconosciuti. Molti di questi tentativi sono quantomeno discutibili e difficilmente potevano avere la credibilità di un Coltrane.

Difatti, oggi il termine jazz viene usato per indicare qualsiasi cosa abbia una vaga sembianza di esotico. I cartelloni dei cosiddetti “Festival Jazz” sono pieni di nomi che, per quanto validi nel loro campo, col jazz hanno ben poco a che vedere.

Comunque, bando alle ciance ed eccovi il primo video che ho deciso di selezionare. Si tratta di un live molto particolare perché mette insieme dei personaggi che difficilmente sono stati prodotti in un contesto simile e credo sia molto interessante sentire questi due titani del sax tenore a confronto: stili profondamente diversi ma provenienti dalle stesse radici.

La sezione ritmica è di tutto rispetto, con Oscar Peterson al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria.





Nella Peggiore Delle Ipotesi

7 05 2007

Nella peggiore delle ipotesi
sarò solo,
dimenticherò di passare l’aspirapolvere,
anzi, in realtà non lo dimenticherò,
non ne avrò voglia
ed i pavimenti di casa saranno uno schifo
e la pigrizia avrà la meglio
la polvere regnerà sovrana
avrà la sua bandiera
a stelle, acari e strisce.

Nella peggiore delle ipotesi
prenderò un cane,
un cane qualsiasi,
di quelli che trovi per strada;
non ha importanza che sia nero
o grigio o fucsia o basso o alto
o medio o col pelo morbido
o come cazzo piace a quelli
che hanno un cane solo perché
così si danno un tono.

Nella peggiore delle ipotesi
prenderò una pizza
una marinara
ché tanto non ci mettono nulla a farla
e costa solo tre euro
poco, no?
e poi ci metterò in mezzo
il prosciutto cotto di ieri
perché l’avevo dimenticato in frigo
prima di ordinare la pizza
mica per altro
altrimenti non avrei preso la pizza
ti pare?

Nella peggiore delle ipotesi
contrarrò un morbo intestinale
uno di quelli rari ed infidi
che ti fanno pensare
a te stesso come al prodotto
di un programmatore junior
pieno di bug e difetti insolubili
solo che non puoi aspettare
una nuova versione
e intanto stai scomparendo
sotto forma di liquame
e non ti rallegra che
una parte di te
sia già alla foce di Fiumicino
a salutare gabbiani
e passeggeri
in partenza per Sofia.

Nella peggiore delle ipotesi
andrò a dormire
quando i demoni mi avranno lasciato in pace
cioè ad un’ora molto tarda
ed il giorno dopo dovrò fare
i salti mortali per alzarmi dal letto
e prendere la macchina
ed andare a lavoro
in mezzo al traffico
mentre una stronza
brutta e pure sfigata
mi guarderà dal suo abitacolo
come si guarderebbe
un astice nell’acquario
di un ristorante.

Nella peggiore delle ipotesi
domani sarà una giornata di merda
con un tempaccio di quelli che ti svegli
e ti dici: “merda, è ancora notte”
e poi guardi l’ora e ti rendi conto
che sono le nove e non ti sei alzato
ed è solo il cielo coperto
e i cavalieri dell’apocalisse
stanno suonando le loro trombe
e non sono mica Miles Davis
e neanche Dizzy Gillespie
e invece fuori sembra
una cazzo di jam session
fra Marilyn Manson e i Pantera
e sono pure tutti ubriachi.

Nella peggiore delle ipotesi
domani non avrò più un lavoro
andrò a vivere sotto un ponte
no, sotto un ponte no
è troppo umido
andrò a vivere sulla grata
di un McDonalds
così non solo starò al caldo
ma con pochi spicci
potrò mettere fine
a un’esistenza infame
ingozzandomi di
big mac e cheeseburger
e invece il mio metabolismo
si abituerà al colesterolo
e non solo non morirò
ma avrò mangiato schifezze
per il resto della mia vita.

Nella peggiore delle ipotesi
domani andrò a pagare
una bolletta alla posta
ci sarà una rapina
sarò preso in ostaggio
il rapinatore sarà un idiota
mi pianterà un temperino
in un fianco
che mi bucherà un polmone
non avrò neanche la soddisfazione
di aver preso un colpo di pistola
e invece due mesi di ospedale
a maledire dottori stronzi
mele cotte
infermiere depresse
e al letto di fianco al mio
ci sarà un vecchio che
rutta, scoreggia e
si lamenta tutta la notte
chiamando per nome sua figlia
ma sua figlia è morta
da almeno dieci anni.

Nella peggiore delle ipotesi
sarò un ottimista.





L’ultimo Lansdale ed un sedicente poeta minore

15 04 2007

L’ultimo romanzo di Joe R. Lansdale, “Echi Perduti”, non è uno dei suoi capolavori ma è un libro che si lascia leggere volentieri. Lansdale non è mai noioso ed ha un talento naturale per i dialoghi. Faccio un esempio pratico:

“Fermati qui.”

“Devi vomitare?”

“No, siamo arrivati.”

Con ben sette parole, Lansdale traccia un quadro che potrebbe valere un intero racconto e ci mette anche un pizzico di ironia.

Un altro libro, di un autore molto meno importante, è gratuitamente scaricabile da lulu.com e raccoglie alcune delle sedicenti poesie pubblicate su questo blog.





A day with Barry Harris

25 03 2007

Guardate il set su flickr:

A Day With Barry Harris





Hi-Tech Blues

12 03 2007

Ti rendi conto di aver lavorato troppo quando:

- tornando a casa dal lavoro leggi sullo sportello di un furgone “EI – SI – AH” e solo dopo qualche minuto ti rendi conto di aver visto passare un furgone dell’ACEA.





Pyramid Blues

12 02 2007

Testaccio Blues #4

I was drinking a bloody mary
last nite at the Zoo Bar, babe.

I was drinking a mojito
when you told me “au revoir”, cutie.

I was drinking a scotch and soda
with my friend the obelisk, honey.

I was drinking a gin tonic
I was ready to take the risk, sweetie.

I was drinking an Irish coffee
when my liver turned yellow, hottie.

I was drinking a white russian
when my liver said: “ciao bello”, darling.





Trent’Anni Dopo

19 01 2007

Trent'Anni Dopo #4

Il 23 Novembre 1980 per me è stato un giorno come tanti. Avevo appena sei anni. L’unica cosa che ricordo è che, per un periodo di una o forse due settimane, io ero particolarmente contento perché a casa dei miei abbiamo ospitato i nostri parenti che abitano in un paese a metà strada fra Avellino e Salerno.

Ricordo solo vagamente la filosofia tutta partenopea con cui i miei nonni ed i miei zii hanno preso questa cosa del terremoto. Ricordo però molto bene i prefabbricati in cui hanno vissuto negli anni successivi, in attesa di una casa. Ricordo che, certo, non erano come la vecchia casa dei nonni con i soffitti alti tre metri, le stanze grandi quanto un campo da tennis ed il terrazzo dove si arrampicava l’uva fragola che cresceva dal rigoglioso giardino sottostante (dove mio nonno teneva anche le galline di cui ogni tanto mi obbligava a sorbirmi uno schifosissimo e viscidissimo uovo fresco bucato agli estremi con uno spillo). I prefabbricati non erano come la vecchia casa, ora dichiarata pericolante e, quindi, inagibile. Erano però, a loro modo, delle case carine, con un bel giardinetto curato davanti. Per me erano delle villette molto esclusive. O almeno questa era la sensazione che volevano trasmettermi i miei.

Trent'Anni Dopo #3

Quando torno in quei posti, non so perché, mi sento a casa. Non sono luoghi che mi appartengono. Ci ho vissuto solo per un brevissimo periodo quando ero più grande. Eppure lì sono a casa. Mi basta anche solo sentire una voce che parla con quel forte ed inevitabile accento dialettale, guardare un muro intonacato alla buona o una casa dall’architettura improbabile e sono a casa.

Il terremoto ha significato cose terribilmente dolorose per la mia famiglia. Cose di cui non mi permetto di parlare perché bruciano forte ancora oggi. Ed il nostro paese è stato uno dei meno colpiti.

Trent'Anni Dopo #2

Quando torno in questi luoghi ho le stesse sensazioni di quando sono sulle sponde del Tanaro e penso all’alluvione del ‘94. Mi sembra come se la Natura mi stesse dicendo: “Ricorda sempre che puoi sforzarti di incanalare il corso dei fiumi, di alzare argini, di costruire su solide basi, ma qui comando sempre io e ti spazzo come una formica in una frazione di secondo”. La Natura è stronza forte, sì, ma ogni tanto bisognerebbe stare a sentirla con più attenzione.





La donna che è in me

9 11 2006

La donna che è in me

è un po’ troia.

Febbraio 2004





(Senza titolo)

29 10 2006

Non son qui
per parlarvi di me
e neanche per cantarvi
del cielo le nuvole
poiché di nuvole
mi si riempie la bocca
ed il petto tutto del cielo
e le sue creature magnifiche
se solo penso il suo nome.

Non prendete per vero
ciò che scrivo
nulla è vero
fin quando non
vi casca addosso
non vorrei vi succedesse
poiché vi amo
dico davvero
anche se non mi credete.

Amo il mio portiere
anche se mi saluta
col suo buongiorno spento
dall’innumerevole ripetersi
del passaggio dei miei vicini
anche loro amo tutti
dico davvero
anche se non è facile crederlo.

Vi amo tutti
e non amo nessuno
e nessuno mi ama
che brutta storia
non mi crederete
lo so
ma dovete farlo
e non pensando che
io sia disperato.

Nei giorni di neve
me ne vado sulle spiagge
del desiderio
a raccogliere conchiglie
e sassi levigati
dall’amorevole andirivieni
dell’onda che regola
il battito di
questo inutile cuore.

A cosa serve un cuore dunque
io non so cosa farmene
potessi farlo lo strapperei via
lo getterei in pasto ai cani
o forse ai gatti,
sì, forse ai gatti
piace di più
il cuore
specialmente questo mio
ché ha il sapore del mare.

14 febbraio 2004